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Quattro chiacchiere con...

Klaus Bellavitis – Quando una persona diventa musica

Ci sono artisti che dedicano la loro vita alla musica. E poi ci sono musicisti che, dopo una carriera intera passata tra concerti, composizioni e produzioni internazionali, arrivano a trasformare la musica in qualcosa di ancora più personale: il ritratto di una persona fatto di musica, ovvero Ritratti Musicali.

È il caso del compositore e pianista Klaus Bellavitis, musicista con oltre cinquant’anni di carriera alle spalle. E' stato il primo italiano ad ottenere la prestigiosa laurea alla Berklee College of Music di Boston, ha lavorato per oltre dieci anni negli Stati Uniti, pubblicando più di venticinque album e collaborando con musicisti legati alla grande tradizione americana, da Frank Sinatra a Elvis Presley.

Nel corso della sua carriera ha composto colonne sonore per il cinema, diretto orchestre e lavorato tra concerti, produzioni musicali e spettacoli internazionali, sviluppando uno stile personale che unisce grande sensibilità musicale e una straordinaria capacità di osservare e comprendere le persone.

Eppure, quando si parla con lui, la prima cosa che sorprende è proprio questa: non ti fa mai sentire davanti a un artista con una carriera così importante e internazionale.

Al contrario, Klaus ha una capacità naturale di mettere immediatamente a proprio agio chi ha davanti. La conversazione diventa spontanea, semplice, quasi informale.

È una forma di empatia autentica, che si percepisce fin dai primi minuti. Non c’è distanza, non c’è l’atteggiamento di chi vuole impressionare. C’è invece un ascolto attento, profondo, che permette all’altra persona di sentirsi libera di essere semplicemente se stessa.

Mentre la conversazione scorre, succede qualcosa che spesso l’interlocutore non immagina.Klaus ascolta veramente.

Non soltanto le parole, ma tutto ciò che accompagna il modo di parlare: il tono della voce, il ritmo delle frasi, le pause, le esitazioni, quei piccoli suoni quasi impercettibili - un “mh”, un “ah”, una pausa più lunga - che rivelano molto più di noi di quanto pensiamo.

Per lui questi dettagli non sono semplici sfumature della conversazione. Sono elementi musicali.

Ascoltando la voce di una persona, Klaus coglie variazioni di tonalità, ritmo ed energia emotiva, trasformando quelle sfumature in una sorta di partitura invisibile. Nelfrattempo osserva, collega piccoli dettagli, ricostruisce impressioni.

E quando racconta ciò che ha percepito, il risultato può essere sorprendente: spesso le persone si riconoscono profondamente in quel ritratto umano che emerge dalla conversazione ed è da questa esperienza che nasce il progetto Ritratti Musicali: composizioni originali create a partire dall’incontro con una persona e dalle sensazioni che emergono durante il dialogo.

La musica diventa così la traduzione sonora di quell’incontro: una melodia unica, che riflette il carattere, l’energia e le sfumature emotive della persona che l’ha ispirata.

Il brano può poi essere custodito anche in forma simbolica: un QR code inciso su un gioiello artigianale, che permette di ascoltare la melodia in qualsiasi momento, trasformando la musica in un ricordo tangibile e duraturo.

Abbiamo fatto qualche domanda a Klaus Bellavitis per capire meglio come nasce questo processo creativo così particolare.

Intervista a Klaus Bellavitis

Come nasce l’idea dei Ritratti Musicali e in quale momento della tua vita hai capito che una persona poteva diventare musica?

Durante un’intervista di Andrea Spinelli, pubblicata su “IL GIORNO”, mi fu posta la stessa domanda e io – forse con eccessivo candore – risposi così: “I ritratti musicali di Klaus: "Ho iniziato per le ragazze.” Quindi, ora non posso più negare che questo fosse almeno uno dei tanti motivi, (ride) ma c’è molto di più. La vera motivazione che mi spinge è il mio amore per le persone! Amo la loro fragilità, la loro unicità, i mille modi con cui erigono muri e maschere per apparire al meglio, per coprire le proprie lacune e proseguire il loro percorso di vita verso una maggiore consapevolezza, maturità emotiva e una conseguente - talvolta dolorosa - disillusione. Sì, amando loro, ho imparato ad amare me stesso. Accettandomi, ho imparato a conoscermi e, così facendo, ho scoperto quanto abbiamo in comune con tutti e in cosa, invece, mi differenzio come essere umano e artista. Se ami davvero qualcuno, vuoi celebrarlo e donare ciò che reputi più prezioso al mondo: la bellezza. Per me, bellezza è sinonimo di arte e l’arte che ho abbracciato da quando avevo 5 anni è la musica. Ecco dunque spiegato perché amo trasformare le persone in melodia, dopo averle… conosciute e “gustate”.

Hai alle spalle una lunga carriera internazionale tra concerti, composizione e direzione artistica. In che modo tutto questo percorso è confluito nel progetto dei Ritratti Musicali?

Nel modo più consequenziale e naturale possibile: ho scelto di diventare un compositore di musica da film perché dovevo trasformare gli stati emotivi dei protagonisti e la carica emozionale della scena in commento musicale. Questo mi ha creato una splendida "deformazione professionale" che applico in ogni momento della giornata: quando vedo e sento qualcosa, la trasformo automaticamente nella mia mente in note.

Quando incontri una persona, quali sono gli elementi che ascolti o osservi davvero per iniziare a costruire il suo ritratto musicale?

Da musicista, ascolto ciò che i muscoli lisci (quelli involontari, comandati dal sistema parasimpatico direttamente connesso al nostro inconscio) producono: ad esempio, la voce creata dai movimenti difficilmente controllabili del diaframma. Sono suoni che tradiscono l’emotività molto più delle parole; anzi, spesso si percepisce che ciò che viene detto è l’esatto contrario di ciò che il nostro inconscio vorrebbe esprimere, ma le nostre maschere ce lo impediscono. Io cerco di ascoltare ciò che la gente non vorrebbe che io ascoltassi. Facendo così, li metto a loro agio, inducendo in loro la sensazione di potermi confidare il loro spazio più intimo, in modo che io possa creare una colonna sonora della loro anima.

Il tuo non è un colloquio tradizionale, ma un ascolto molto profondo. Come descriveresti tu quello che accade durante questo incontro?

Mi piace descriverlo in questo modo: creo un ponte emotivo tra psicologia e arte, personalità e musica, visibile e invisibile, tra immanente e… trascendente. So che può suonare presuntuoso e altisonante, anzi, se fossi in voi mi manderei a quel tal paese… ma credo che ci sia qualcosa di vero, almeno lo spero. Altrimenti, avrei sprecato mezzo secolo di vita per cercare di raggiungere questo obiettivo – per me immensamente ambizioso, anche se purtroppo assai anacronistico e irraggiungibile.

Quanto contano, nel tuo lavoro, la voce, le pause, le esitazioni e quei piccoli suoni che spesso accompagnano il modo di parlare?

Tantissimo. Si tratta dei famosi “tell” (indizi rivelatori) che il linguaggio del corpo insegna, ma anziché essere osservati nel comportamento, io li osservo nella vocalità, negli intervalli di note musicali (di cui uno speech parlato è pieno).

C’è un momento preciso in cui capisci che la melodia di una persona sta prendendo forma dentro di te?

No, data la straordinaria e irripetibile unicità delle persone, tutto accade con un livello di imprevedibilità che a volte sconcerta anche me. A volte, mentre suono, mi assalgono dubbi, mi domando se stia creando qualcosa di significativo, caratterialmente corrispondente o di… “inutile”. A volte mi fermo, riparto, inserisco silenzi, pause, sussurri pianistici, ma poi riacquisto sicurezza, vigore e dinamica, ed esplode qualcosa dentro di me che mi spinge a creare. Spesso, l’indizio più genuino, lusinghiero e potente, sono gli occhi lucidi di chi ho di fronte e, di conseguenza, l’abbraccio tremante che mi regala, con un flebile sussurro di voce, con tutto il corpo che mi ringrazia. Questo mi commuove. Solo in quel momento capisco di aver fatto un buon lavoro e sono orgoglioso di me.

Nel corso degli anni, quali reazioni o emozioni delle persone che hanno ascoltato il proprio Ritratto Musicale ti hanno colpito di più?

Ogni abbraccio ricevuto da uno sconosciuto è indimenticabile. Per pochi secondi eterni ci concediamo reciprocamente e completamente all’altro. Loro, come persone che si sono sentite “ascoltate” – poiché l’ascolto è l’arma d’amore, di amicizia e seduzione più potente che esista. Da parte mia, in quell’abbraccio metto gratitudine per avermi confermato che non ho sbagliato vita, che il tempo e il dolore necessari per dedicare la propria vita all’arte non sono andati sprecati.

C’è stato un ritratto musicale che ti è rimasto particolarmente dentro, per la storia che raccontava o per l’effetto che ha avuto sulla persona che lo ha ricevuto?

Sì, ma chiedendovi scusa, confesso che non mi sento in grado di rivelarlo. In quel ritratto musicale c’è troppo rammarico, troppa sconfitta, troppo dolore, troppa vita vissuta. Ma - e questo lo dico con grande orgoglio - sono consapevole di aver trasformato quel dolore in bellezza e, dunque, quando lo ascolto vi riconosco il mio superpotere: un’inossidabile resilienza artistica.

I Ritratti Musicali sono un progetto molto originale e fuori dagli schemi. Quanto è importante, oggi, aiutare le persone a comprenderne davvero il valore umano e artistico?

Negli USA ho collaborato con associazioni sanitarie in cui psicologi e psichiatri mi hanno permesso di valutare il potere terapeutico dei ritratti musicali su un loro gruppo di pazienti. I risultati, dal punto di vista dell’osservazione “empirica”, ci sono stati, ma non essendo “misurabili”, non è stato possibile trovare un modo per applicarli o proporli come vera e propria terapia. Tutti, però, concordarono che – da un punto di vista di “igiene psicologica” – si trattava di qualcosa di utile e positivo.

Se dovessi spiegare in una frase che cosa riceve davvero una persona quando ascolta il proprio Ritratto Musicale, cosa diresti?

Prima dovrei capire che tipo di persona è. Se ad esempio si trattasse di qualcuno con poca autoconsapevolezza, poca propensione all’arte e alla vera bellezza interiore, poca intelligenza emotiva e se fosse concentrato solo sul proprio ego, gli direi: “I ritratti musicali sono un’idea regalo unica al mondo; i nostri gioielli, su cui stampiamo il QR Code della pagina, rimandano alla lista VIP a cui abbiamo già creato un ritratto, ad esempio Meryl Streep, Mara Venier, Mario Biondi, Vittorio Sgarbi, ecc.”

Se invece si trattasse di un’anima gentile e amante della musica, gli o le direi: “Vieni a donarti, a regalarmi per pochi istanti la tua meravigliosa energia, se lo farai, ti ripagherò con uno sguardo inedito in cui scoprirai una tua bellezza interiore, qualcosa di te che - forse - non conoscevi ancora. Quegli occhi e quel cuore che ti guarderanno, non saranno i tuoi, ma quelli di un vero artista.”

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