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Quattro chiacchiere con...

Carlo Calderano tra Flamenco e Tango Nuevo

Carlo Calderano è un chitarrista solista che unisce tecnica classica, flamenco e influenze del Tango Nuevo in uno stile personale ed elegante. Nato a Milano e cresciuto artisticamente tra Italia e Spagna, ha sviluppato un linguaggio musicale che fonde il calore andaluso con la profondità emotiva della musica argentina.

Il suo progetto “Plays Piazzolla” reinterpreta il repertorio di Astor Piazzolla in chiave acustica, integrando elementi moderni, jazz e toques flamenco. Oggi Carlo si esibisce in resort, hotel, eventi aziendali, festival e matrimoni, portando in scena una proposta musicale raffinata e riconoscibile.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui per scoprire meglio il suo percorso artistico e la sua visione musicale.

L’intervista

Quando hai iniziato a suonare la chitarra e cosa ti ha fatto innamorare di questo strumento?

Mia mamma mi comprò una chitarra spagnola presso un liutaio situato nelle Ramblas di Barcellona, avevo 9 anni.  Anche se avevo preso in mano delle chitarre giocattolo in precedenza, ma quella fu la prima chitarra vera.

Il tuo percorso ti ha portato tra Italia e Spagna: quanto ha influito Barcellona sulla tua formazione artistica?

Moltissimo. Ascoltavo molti artisti rumberos come Peret, Los Chichos e molti altri.  Molta musica melodica e pop spagnola, che era caratterizzata da sonorità flamenche.  Ma soprattutto i maestri come Paco de Lucia e Manolo Sanlucar.  Basti pensare che nelle discoteche un brano riempipista era “Entre dos Aguas” di Paco de Lucia.

Il flamenco è una musica intensa e radicata nella tradizione. Cosa ti affascina di questo linguaggio?

Sicuramente la tecnica, che mi è servita anche quando ho approcciato altri generi musicali.  Ma sicuramente il duende… il feeling che trasmette il flamenco, che non si può spiegare… ma solo sentire.

Come nasce il tuo progetto “Plays Piazzolla” dedicato al Tango Nuevo?

Dopo tanto tempo, avendo suonato in diversi gruppi e avendo avuto esperienze in molti generi, sia come lavoro che come studio, decisi di tornare all’inizio imbracciando la chitarra spagnola.

In particolare, essendo un fan di Al di Meola, mi aveva incuriosito il suo modo di reinterpretare Astor Piazzolla. Per cui iniziai ad ascoltare e studiare i brani dello stesso Astor, in chiave classica… ma successivamente mettendoci del mio, il mio tocco…

Cosa significa per te reinterpretare brani iconici come Libertango o Oblivion in versione solista?

Di sicuro sono brani strappa applausi, se vogliamo dirlo.

Ma nel repertorio di Piazzolla ci sono veramente delle opere d’arte, a livello di armonia e composizione. Brani molto profondi che propongo spesso nei miei concerti.

Il tango argentino e il flamenco condividono una forte componente emotiva. Dove si incontrano, secondo te, queste due anime musicali?

Ritengo che suonare il Tango o il Flamenco tale e quale è scritto… non dica più di tanto. Sono generi emotivi, e la difficoltà a riproporre questi generi sta nell'usarli come canale, come strumento… per trasmettere le proprie emozioni, le mie emozioni… qui sta il gusto personale... ma soprattutto la situazione emotiva del momento.

Lo stesso brano suonato in due concerti diversi, trasmette sensazioni diverse in base al momento… e questo viene sentito dal pubblico.

Nei tuoi live alterni momenti più ritmici a parti più intime. Come costruisci la dinamica di un concerto?

Vado a sentimento… 

In quali contesti la tua musica riesce a esprimersi al meglio: teatro, wedding, eventi corporate o rassegne culturali?

Sicuramente in teatro, ma in altri contesti non è da meno… dipende sempre dal pubblico.  

Quanto è importante per te mantenere un’identità artistica forte anche quando ti esibisci in eventi privati?

Per me è la cosa fondamentale, ritengo che si debba suonare per se stessi.  Questo il pubblico lo nota!

Se dovessi descrivere la tua musica in tre parole, quali sceglieresti?

Io mi racconto.

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