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Quattro chiacchiere con...

Alessio Lanaro - Quando la frutta diventa arte!

Nel mondo degli eventi esistono professionisti che non si limitano a “fornire un servizio”, ma costruiscono esperienze che restano negli occhi e nella memoria.

È il caso di Alessio Lanaro, fondatore di Fruit Art Catering, una realtà che trasforma la frutta fresca in installazioni artistiche, allestimenti scenografici ed esperienze sensoriali.

Nelle Marche, e in particolare nella zona di Osimo, Alessio lavora con una materia prima semplice e delicata – la frutta – portandola però a un livello completamente diverso: quello dell’arte effimera applicata all’evento.

Non si tratta solo di buffet o composizioni decorative, ma di vere e proprie sculture commestibili, create a mano, una per una, con un lavoro che richiede tempo, precisione e grande attenzione al dettaglio.

Per capire davvero cosa c’è dietro questo tipo di lavoro, abbiamo scelto di raccontarlo attraverso le sue parole.

Intervista ad Alessio Lanaro – Fruit Art Catering

1.  Cosa vedi negli occhi delle persone quando scoprono per la prima volta i tuoi allestimenti?

Domanda più bella non potevi farmi! Il nocciolo del mio lavoro!  Vedo un istante di pura incredulità. La cosa che più mi colpisce è il silenzio che precede il commento: le persone si fermano, quasi a non voler disturbare quell'equilibrio di colori e forme.

Negli occhi di chi guarda i miei allestimenti leggo lo stupore di chi riscopre qualcosa di familiare — la frutta, che vediamo ogni giorno sulle nostre tavole — trasformata in un’opera d’arte. In quel momento, gli ospiti non vedono più solo cibo, ma la cura, il tempo e la passione che ho dedicato a ogni singolo taglio. È un misto di sorpresa e gioia; spesso vedo il desiderio immediato di scattare una foto per fermare quella bellezza, ma anche la voglia di assaggiare, perché la mia arte è fatta per essere vissuta con tutti i sensi.

2.  Il tuo è un lavoro enorme: richiede ore di intaglio, concentrazione e fatica, sapendo che il giorno dopo quelle creazioni non esisteranno più. Cosa ti spinge a portarlo avanti ogni volta, nonostante la natura effimera delle tue opere?

È proprio in quella natura così fragile che risiede la magia. Spesso mi chiedono se non mi dispiaccia vedere le mie opere “sparire” in poche ore, ma la verità è che io non lavoro per l'eternità, lavoro per il ricordo.

Certo, la fatica è tanta e le ore di intaglio richiedono una concentrazione quasi meditativa, ma tutto svanisce quando vedo un ospite che si avvicina, sorride e gusta ciò che ho creato. Quella creazione smette di esistere sul tavolo per continuare a vivere nell'esperienza di chi l'ha vissuta.

Come formatore, dico sempre che il mio compito è celebrare il momento. La frutta è vita, è un dono della terra che cambia ogni stagione; onorarla trasformandola in qualcosa di unico, anche se per una sola notte, è il mio modo di regalare un'emozione irripetibile. Sapere di aver reso un matrimonio o un evento indimenticabile attraverso un dettaglio così vivo è la spinta che mi fa ricominciare ogni giorno con la stessa energia.

3.  Da dove nasce l’ispirazione per le tue sculture di frutta? Parte dalle richieste di chi ti commissiona l’evento o c’è sempre qualcosa di tuo, di personale, in ogni creazione?

L’ispirazione è un dialogo continuo tra il sogno di chi mi sceglie e la mia visione. Ogni evento ha un’anima diversa: c’è chi cerca l’eleganza classica di un matrimonio e chi l’energia vibrante di una festa privata.

Parto sempre dall’ascolto. Mi piace capire l’atmosfera che gli sposi o gli organizzatori vogliono respirare: i colori, il tema, persino il loro racconto personale. Ma poi, quando prendo in mano il coltellino e mi trovo davanti alla frutta, emerge sempre qualcosa di mio. È un istinto che nasce dall’esperienza e dal rispetto per la materia prima: a volte è la forma stessa di un melone o la sfumatura di un’anguria a suggerirmi dove andare.

Non realizzo mai due opere identiche, perché in ogni intaglio metto un pezzetto della mia storia e della mia passione di quel momento. Dico spesso che il mio lavoro è come un abito su misura: il tessuto lo scegliamo insieme, ma il taglio e l’anima sono il frutto della mia ricerca costante e della mia creatività.

4.  C’è un allestimento o una scultura che senti particolarmente tua, che ti rappresenta più di altre? Se sì, perché?

Se devo pensare a una scultura che mi rappresenti, non scelgo quella più grande o complessa, ma quella in cui riesco a far emergere l'anima del frutto: l'intaglio floreale su un'anguria o un melone.

Sembra un classico, ma per me è il simbolo di ciò che sono. Mi rappresenta perché è un incontro tra forza e delicatezza: devi avere una mano ferma e decisa per incidere, ma al tempo stesso una sensibilità estrema per non rompere i petali sottili che prendono vita dalla polpa.

Mi rispecchia perché, proprio come un fiore che sboccia, il mio lavoro è un invito alla bellezza e alla gentilezza. Inoltre, come formatore, è il soggetto che amo di più insegnare: vedere un mio allievo che, partendo da un semplice frutto, riesce a creare un bocciolo perfetto, mi emoziona ogni volta. È in quella metamorfosi che ritrovo il senso del mio percorso: trasformare l'ordinario in straordinario, restando però sempre con i piedi per terra, legati alla natura.

Oppure speciale menzione sono le sculture che raffigura qualcuno o qualcosa. Come quando ho ricreato su un’anguria la Venere del Botticelli, ritratti degli sposi o personaggi dei fumetti.

5.  A un certo punto hai scelto di non tenere questo sapere solo per te, ma di insegnarlo.  Cosa ti ha spinto a creare i tuoi corsi di intaglio e fruit art?

La scelta di insegnare è nata da un desiderio molto semplice: non volevo che questa bellezza rimanesse un segreto. Per anni ho custodito le tecniche, le ore di studio e i piccoli trucchi del mestiere, ma a un certo punto ho capito che la vera soddisfazione non è essere l'unico a saper fare qualcosa, ma essere colui che accende la scintilla negli altri. Vedere un allievo che guarda un frutto con occhi nuovi, che scopre di avere una manualità che non immaginava di possedere, è una gioia che eguaglia quella di un buffet riuscito.

Ho creato i miei corsi perché credo profondamente nel valore del lavoro artigianale. In un mondo che corre veloce e che spesso preferisce l'artificiale, insegnare la Fruit Art significa tramandare il rispetto per la terra e la pazienza dell'attesa. Voglio che questa disciplina cresca, che ci siano sempre più professionisti capaci di emozionare. Insegnare mi permette di far vivere la mia arte attraverso le mani di altre persone: è il mio modo di lasciare un segno che va oltre il singolo evento.

6.  Come si svolgono concretamente i tuoi corsi? A chi sono rivolti, in che periodi li organizzi e cosa imparano davvero le persone che partecipano?

I miei corsi sono veri e propri laboratori di creatività e tecnica, dove la teoria lascia subito spazio alla pratica. Mi piace definirli dei percorsi di “trasformazione”.

Non c’è un unico profilo che mi cerca. Professionisti della ristorazione e del catering che vogliono elevare il livello dei loro buffet, ma anche ad appassionati o futuri “fruit chef” che partono da zero e vogliono scoprire questo mestiere affascinante.Anche pasticceri, fruttivendoli o chiunque voglia inserire nuovi servizi e sviluppare nuove capacità.

I corsi e le masterclass li organizzo principalmente nei periodi in cui la natura ci offre i frutti più adatti all'intaglio, ma cerco di coprire tutto l'anno per permettere a chiunque di pianificare la propria formazione, spesso anche con sessioni personalizzate a domicilio, presso strutture dedicate ma soprattutto nella nostra Accademia nelle Marche.

Oltre alle tecniche di intaglio (dai tagli base alle sculture floreali più complesse), insegno il metodo. Spiego come scegliere la materia prima perfetta, come conservarla perché resti fresca durante l’evento e, soprattutto, come comporre un allestimento che abbia equilibrio visivo. Ma la cosa più importante che i miei allievi portano a casa è la fiducia nelle proprie mani: imparano che con la giusta guida, la pazienza e un semplice coltellino, possono creare meraviglie che prima pensavano impossibili.

7.  Cosa portano a casa le persone dopo un tuo corso?  Solo una tecnica, o anche un modo diverso di guardare la materia, il lavoro manuale e la creatività?

Chi partecipa a un mio corso non porta a casa solo una cassetta di frutta intagliata o una tecnica manuale. Quello che spero sempre di lasciare è un nuovo paio di occhi.

Imparano a guardare un banco dell'ortofrutta non più come un semplice scaffale, ma come una tavolozza di possibilità infinite. Insegnando la Fruit Art, trasmetto il valore della lentezza consapevole: in un mondo digitale, riscoprire la bellezza del lavoro manuale, il profumo della frutta fresca e la precisione di un gesto è un’esperienza quasi terapeutica. Portano a casa la consapevolezza che la creatività non è un dono per pochi, ma una capacità che si coltiva con dedizione e rispetto per la materia.

Dal punto di vista professionale, la concretezza è fondamentale: al termine dei corsi rilascio sempre un attestato di partecipazione. È un riconoscimento importante che certifica l’impegno e le competenze acquisite, un biglietto da visita prezioso per chi lavora nel mondo degli eventi e vuole distinguersi con una specializzazione unica e di grande impatto visivo.

8.  C’è un servizio o un evento che ti ha dato una soddisfazione particolare e che senti ancora tuo?  Se ti va, raccontaci perché.

Ci sono molti eventi che porto nel cuore, tra tanti prestigiosi ho quelli dedicati a vari personaggi famosi, oppure quando ho organizzato il buffet di frutta per il G7 di ancona nel 2024,ma quello che ricordo con più emozione è stato un matrimonio in cui gli sposi mi hanno chiesto di rendere omaggio alle loro origini attraverso la frutta. Non volevano solo decorazioni, volevano che il buffet raccontasse la loro storia.

Ho lavorato per ore nel silenzio della location, trasformando frutti esotici e locali in un intreccio di forme che richiamavano le loro terre lontane. La soddisfazione più grande non è stata il buffet finito, ma il momento in cui, a fine serata, gli sposi sono venuti personalmente a ringraziarmi. La sposa aveva gli occhi lucidi e mi ha detto: “Non avrei mai pensato che della semplice frutta potesse farmi sentire a casa”.

Quell'evento lo sento ancora mio perché mi ha confermato che il mio non è solo un lavoro estetico. In quel momento ho capito che, attraverso l'intaglio, posso toccare corde profonde e partecipare alla gioia delle persone in modo unico. È stata la prova che, quando metti l'anima in ciò che fai, la materia smette di essere cibo e diventa un messaggio d'amore. È per momenti come questo che ogni goccia di sudore e ogni ora di sonno persa acquistano un valore immenso.

9.  Se dovessi spiegare a chi sta organizzando un evento perché la frutta, nelle tue mani, non è solo cibo ma esperienza, cosa diresti?

Direi loro di non guardare alla frutta come a un semplice fine pasto, ma come a un linguaggio.

Nelle mie mani, la frutta diventa esperienza perché attiva tutti i sensi contemporaneamente. È visiva, perché attira lo sguardo e diventa il centro dell'attenzione; è olfattiva, perché sprigiona profumi freschi e naturali che nessun decoro artificiale può replicare; ed è emotiva, perché trasmette un senso di cura e accoglienza straordinario.

Scegliere un allestimento di Fruit Art significa dire ai propri ospiti: “Voglio stupirvi con qualcosa di vivo, di sano e di unico”. Un centrotavola di plastica resta uguale tutta la sera; una mia scultura vive, profuma e si trasforma. Spiegherei che la frutta, lavorata con passione, diventa un gesto di cortesia verso l'invitato, un’opera d’arte che si può toccare e assaporare. In un evento, tutto è studiato per essere ricordato: io mi occupo di trasformare la natura in quel ricordo indelebile, rendendo il momento del buffet un vero e proprio “spettacolo della natura” che parla al cuore prima ancora che al palato.

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