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Erica Abelardo, in arte EKA, è una Sand Artist professionista attiva dal 2011 in Italia e all’estero. Specializzata in performance di Sand Art dal vivo e produzioni video su commissione, realizza racconti visivi emozionali attraverso la manipolazione della sabbia su piano retroilluminato.
La Sand Art è una tecnica artistica che permette di creare immagini in tempo reale utilizzando sabbia e luce. Durante gli eventi live, le opere vengono proiettate su grande schermo, trasformando il disegno in una narrazione dinamica, coinvolgente e ad alto impatto visivo.
EKA collabora con:
Ogni progetto viene costruito su misura per raccontare storie di rinascita, identità, valori aziendali o messaggi sociali attraverso un linguaggio artistico universale, capace di parlare direttamente alle emozioni del pubblico.
Il mio percorso nasce dall’esigenza di unire il segno grafico al movimento performativo. Vengo dal mondo del design e delle arti visive, ma cercavo qualcosa di meno "statico". La sabbia ha catturato il mio interesse perché è materia viva: ti permette di creare, distruggere e trasformare in pochi secondi. Ho scelto questa forma espressiva perché è un'arte dinamica, che preserva il manufatto, le mani che creano ma che si unisce all'innovazione multimediale attraverso il sistema di videoproiezione... la Sand Art è affascinante anche per rappresentare la metafora della vita: tutto scorre, si crea e si distrugge, e da valore all’emozione del momento.
La Sand Art ha un potere quasi ipnotico. In un contesto aziendale, dove spesso si comunica in modo razionale e asciutto, il mio intervento rompe gli schemi e tocca le corde dell'emozione. Riesce a rendere tangibili i valori di un brand in una forma inusuale, poetica, evocativa e metaforica, di comunicazione visiva, trasformando concetti, messaggi e temi in una performance che resta impressa nella memoria degli spettatori molto più di una semplice slide o contributo video.
È fondamentale. Non credo nelle performance "preconfezionate". Ogni azienda, ogni evento ha un’anima diversa, un mood da rispettare. Personalizzare significa studiare, entrare nelle storie, trovare i messaggi chiave del cliente e "nasconderli" tra i granelli di sabbia, rivelandoli gradualmente durante lo storytelling. È questo che rende l'opera unica e irripetibile.
Lavoro molto per metafore. L’inclusione può diventare un intreccio di mani che si fondono o mondi diversi che si sovrappongono senza cancellarsi. La rinascita può essere interpretata da un fiore che sboccia dalle macerie ect. Ma la caratteristica più importante della Sand Art è la metamorfosi, le transazioni, il passaggio da un’immagine all’altra che sa stupire il pubblico.
Utilizzo una lavagna luminosa e una telecamera zenitale (posta sopra il tavolo) ad alta risoluzione collegata ad un sistema di videoproiezione o ledwall. Le condizioni di luce sono importanti, l'ambiente deve essere preferibilmente oscurato per permettere alla luce del tavolo di risaltare al massimo il contrasto del controluce dei disegni di sabbia. All'aperto è ideale collocare la performance di sera, al chiuso in un ambiente oscurabile.
La musica è parte fondamentale della performance, io creo i medley musicali per ogni performance per rispettare lo stile dei contenuti ed amplificare l’emozionalità. Come scelta opzionale è possibile accompagnare la performance anche da una voce narrante a sostegno dei contenuti più difficili da esprimere con le immagini, come ad esempio la storia aziendale, ricca di dettagli e accadimenti... in questo caso la scelta di una voce narrante può guidare lo spettatore attraverso i passaggi più complessi, mentre un tappeto sonoro studiato ad hoc enfatizza i momenti di climax emotivo, rendendo l'esperienza totalmente immersiva.
Il live è "adrenalina pura": c'è il rischio, l'interazione con il pubblico e la magia dell'effimero. Il video, invece, permette una cura del dettaglio maggiore, l'inserimento di più contenuti e messaggi, l'ottimizzazione di un'effettistica digitale che può rendere l’opera un vero e proprio cortometraggio d'autore, fruibile all'infinito e condivisibile sui canali digitali.
Dalle convention aziendali ai lanci di prodotto, fino ai galà istituzionali e ai teatri. Ma credo che dia il meglio di sé quando c'è una storia importante da raccontare, un'idea ispirazionale, una missione, una celebrazione, un valore, un traguardo, dove il fattore umano e l'identità sono i protagonisti.
Ho affrontato molti temi sociali, dalla lotta contro la violenza sulle donne alla celebrazione di figure storiche, istituzionali. Una delle più intense è stata tradurre in sabbia il concetto di resilienza post-sisma: vedere la commozione negli occhi di chi ha vissuto quel trauma, mentre la sabbia ricostruiva i loro luoghi del cuore, è stato un momento di connessione umana incredibile.
Vedo un’integrazione sempre maggiore con la dimensione digitale, ho già sperimentato con successo contaminazioni con il videomapping, ma credo che il futuro ci riserverà interazioni ancora più spinte con l'intelligenza artificiale, proiezioni immersive a 360° e realtà aumentata. Tuttavia, sono convinta che il cuore pulsante di questa disciplina rimarrà analogico. In un’era dominata dal virtuale, il gesto fisico della mano dell'artista che modella la materia vera, la sabbia, continuerà a rappresentare un valore di autenticità insostituibile.
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