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Quattro chiacchiere con...

Sasha: quando la musica diventa esperienza

Nel mondo degli eventi, la musica non è più solo sottofondo: è ritmo, identità e partecipazione.

Sasha porta in scena format musicali pensati per trasformare ogni serata in un’esperienza viva, dinamica e condivisa, portando i suoi progetti anche fuori regione su richiesta.

Dalla cena cantata ai concept personalizzati, il suo lavoro unisce selezione musicale, presenza scenica e capacità di leggere il pubblico, creando momenti privati e aziendali che restano impressi ben oltre la fine dell’evento.

L’INTERVISTA A SASHA

Quando hai capito che la musica poteva diventare davvero il tuo mondo?  C’è stato un momento, un evento o una reazione del pubblico che ti ha fatto pensare: “questa è la mia strada”?

Capire che fare la DJ sarebbe stato il mio lavoro è successo quasi per gioco. La prima volta ho messo le cuffie in testa a casa e ho iniziato a sperimentare con la console del mio ex, il mio primo fidanzatino. Da quel momento l’ho vissuta un po’ come un gioco.

Poi, quando ho iniziato a fare le prime piccole feste tra amici e mi sono resa conto che, attraverso i miei DJ set, riuscivo davvero a far divertire le persone, è scattato qualcosa. Ho capito: ‘ok, questo è quello che voglio fare’.

Perché per me riuscire a emozionare la gente con la mia musica è qualcosa che vale oro.

Il mondo del DJing è ancora spesso percepito come maschile. Com’è stato per te costruire il tuo spazio professionale?

Purtroppo è ancora un ambiente prevalentemente maschile, anche se ultimamente la figura femminile come DJ è sempre più richiesta. Questo però non significa che sia facile. Spesso la donna in console viene ancora percepita in modo diverso rispetto all’uomo.

Non sono ipocrita: l’immagine femminile può anche aiutare, non posso negarlo. Di conseguenza c’è anche un’attenzione diversa, e questo porta comunque a dover curare la propria immagine in un certo modo, mantenendo equilibrio, senza esagerare… ovviamente lo dico anche con ironia.

Però, al di là di questo, credo che siamo ancora un po’ indietro a livello mentale nell’accettare pienamente la figura femminile come DJ, alla pari.

Ti ricordi la prima volta davanti al pubblico? Che sensazione hai provato?

La prima volta davanti a un pubblico è stata davvero emozionante. Mi ricordo che mi tremavano le mani e all’inizio ero un po’ nel pallone, perché avevo paura di sbagliare: di non fare il passaggio giusto, di non riuscire a scegliere il pezzo corretto, o magari di non centrare il genere. Avevo proprio il timore che la gente non si divertisse.

Ovviamente con il tempo questa cosa è andata scemando, si è trasformata tanto grazie all’esperienza. Adesso sono molto più sicura di me.

Però sì, la prima volta è stata intensa… quasi traumatica, sono sincera.

Lavorare la sera e nei weekend cambia il ritmo della vita quotidiana. Come vivi questo equilibrio tra lavoro, energia personale e vita privata?

Riuscire a equilibrare gli orari e la vita privata non è facile. Adesso, con il ritorno del soft club e quindi la possibilità di suonare anche di giorno, a volte può essere un vantaggio per il DJ stesso. Però, in realtà, gli eventi sono ancora per la maggior parte serali, quindi il tema resta.

Da una parte è sicuramente complicato, perché con orari sballati non sempre riesci a mantenere uno stile di vita in linea con quello della famiglia o delle persone intorno a te.

Dall’altra, però, è anche uno degli aspetti del mio lavoro che mi piace di più. Forse perché non amo la routine, non mi piace avere orari troppo rigidi o schemi fissi.

Quindi, in un certo senso, mi piace anche fare cose in momenti diversi rispetto agli altri. Per esempio, posso andare in vacanza quando gli altri non ci vanno, evitando i periodi più affollati, oppure gestire impegni in settimana quando la maggior parte delle persone lavora, e quindi in modo più semplice.

Alla fine, come tutto, ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.

Esibirsi da sola, in contesti esposti, richiede carattere. Ti è mai capitato di sentirti vulnerabile o fuori posto? Come hai gestito quei momenti?

Sì, mi capita di lavorare in contesti in cui a volte mi sento un po’ più vulnerabile rispetto ad altri, proprio perché essere donna in certi ambienti può farti sentire più esposta. A volte è per lo sguardo delle persone, altre perché sai già che qualcuno potrebbe giudicarti solo in base a questo.

Però ho la fortuna di avere un carattere molto forte, che mi aiuta tanto. Mi è successo in una situazione specifica di sentirmi così, ma in quel momento ho respirato, non mi sono fatta prendere dal panico e mi sono detta: ‘io sono qui grazie al mio lavoro, grazie alla mia passione’.

Ho sentito la responsabilità di dimostrare, prima di tutto a me stessa, che sono capace. Nonostante sia donna, sono qui perché ho le competenze e la bravura, non per altro. Quindi… rimboccarsi le maniche e andare avanti.

Hai sviluppato format come la cena cantata e altri eventi tematici. Come nascono queste idee e cosa vuoi far vivere alle persone?

Sì, ho ideato questi format di cena cantata e soft club proprio perché è importante restare sempre in linea con quello che funziona al momento. Sono contesti che oggi stanno andando molto e che richiedono un approccio diverso rispetto al club tradizionale.

Cerco comunque di adattarli sempre al contesto, alle persone e alla richiesta che mi viene fatta, in modo da poter soddisfare al meglio il cliente.

Quello che mi aspetto, e che per fortuna succede quasi sempre, è la piena soddisfazione del cliente. Direi il 99,9%, se non il 100% delle volte, è andata così, quindi sono contenta del lavoro che sto facendo.

Il merito è anche dei miei colleghi e collaboratori e collaboratrici, con cui condivido questo percorso.

Ogni tuo set sembra costruito intorno al contesto e alle persone. Quanto conta per te leggere la pista e adattarti in tempo reale?

Il mio modo di lavorare parte sempre dal cercare di capire il contesto e il tipo di musica che il cliente desidera, così da farmi un’idea iniziale di quello che potrei suonare in quella situazione.

Ovviamente, però, non è detto che resti tutto così, perché uno degli aspetti fondamentali del fare il DJ è leggere la pista in tempo reale. Spesso può capitare che abbia già impostato un’idea di DJ set, ma poi lo cambi completamente durante la serata, in base a come reagisce il pubblico.

Mi adatto a quello che succede in pista, perché è la pista stessa che ti guida.

Cosa ti dà questo lavoro, al punto da sceglierlo ancora ogni volta?

Il mio lavoro mi dà sempre tante soddisfazioni, perché la cosa più importante per me è vedere la gente felice a fine evento. Quello è il segnale che tutto ha funzionato.

In più, ovviamente, mi rende felice anche personalmente perché sto facendo quello che amo. Quindi ogni volta mi dico di andare avanti così.

Non nego che a volte possa essere difficile, perché non è un percorso semplice, soprattutto oggi. Però proprio il fatto di fare ciò che mi piace mi spinge a continuare e a seguire il mio sogno.

Se una ragazza volesse iniziare oggi questo percorso, da dove dovrebbe partire? Qual è il consiglio più importante che le daresti?

Se una ragazza volesse fare questo lavoro, le direi semplicemente di farlo. Di non ascoltare nessuno.

Perché sicuramente, come è successo a me e come succede ancora oggi, ci sarà chi ti dirà che non è un vero lavoro, che stai perdendo tempo, che non fa per te e che dovresti trovarti ‘un lavoro vero’. Ecco, tutto questo va ignorato.

Ovviamente è importante fare le cose con la testa: formarsi, fare un corso, impegnarsi al 100%. Però è fondamentale non mollare, perché gli ostacoli saranno tanti.

Non sempre avrai qualcuno che ti sostiene, e se anche solo una persona lo fa, sei davvero fortunata. Bisogna essere pronti anche a giudizi e commenti negativi, perché purtroppo ne arriveranno molti.

Ma se è quello che vuoi davvero, devi andare avanti lo stesso.

Guardando al tuo percorso, c’è qualcosa che oggi faresti in modo diverso? O un consiglio che avresti voluto ricevere all’inizio?

Quello che rifarei diversamente è sicuramente il fatto di non ascoltare chi mi diceva di non seguire i miei sogni, o chi mi suggeriva di cercare un lavoro ‘normale’, con un contratto fisso e indeterminato. All’inizio purtroppo li ho ascoltati, lo ammetto, e questo è un errore che non rifarei: inizierei molto prima a seguire la mia strada.

Il consiglio che avrei voluto ricevere è proprio questo: non ascoltare gli altri e essere più convinta fin da subito di quello che volevo fare. Come lo sono oggi. Andare avanti senza rimorsi e senza dubbi.

Ovviamente sapendo che i rischi ci sono sempre, ma affrontandoli a testa alta, come sto facendo adesso.

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